Natalia Il Braccialetto Che Si Collega A Facebook In Caso Di Rapidamento

wiredNatalia, il braccialetto che si collega a Facebook in caso di rapimento

WireLanciato dall’associazione svedese Civil Rights Defenders sfrutta, oltre ai social network, Gps e reti mobili per attivare in tempo reale una rete di protezione a favore degli attivisti attaccati in ogni parte del mondo Combattere per i diritti umani è un intento nobile e fondamentale, oggi come in passato. Ma può essere anche molto pericoloso, soprattutto in certe aree del mondo. Attivisti e simpatizzanti di centinaia di organizzazioni, ma anche giornalisti coraggiosi, vengono spesso sottoposti alle più insopportabili persecuzioni se non addirittura rapiti o uccisi. Non serve guardare troppo lontano: si va dalle denunce verso la criminalità organizzata, proprio in Italia, alle scelte di governi a dir poco opachi come quello russo. Natalia Project nasce per cercare di difendere dalle prepotenze del potere illegale o legale chi si batte per la giustizia. Lanciato dall’associazione svedese Civil Rights Defenders, Natalia Project è un progetto che ruota intorno a un braccialetto da indossare al polso e che fa leva anche sulle donazioni online degli utenti. Ricorda un po’ quelle wristband che si usano per il tanto di moda self-tracking. Battezzato Natalia in ricordo della giornalista Natalia Estemirova – la reporter rapita in Cecenia e ritrovata morta nella vicina Inguscezia nel luglio 2009 – il dispositivo è programmato per spedire messaggi d’allarme se attivato o forzosamente rimosso da chi lo indossa. Insomma, un sistema wi-fi anti-aggressione: in caso di un attacco alla propria incolumità fisica l’attivista può spedire un’allerta al sistema. Il messaggio sarà raccolto sia dal quartier generale del gruppo svedese a Stoccolma che dagli attivisti più vicini al luogo dell’evento, oltre che rilanciato online. Ma il segnale di Sos, che includerà luogo e orario, può partire anche automaticamente se Natalia viene strappato o messo fuori uso senza la giusta procedura. Anche se alcuni dettagli tecnici devono ancora essere chiariti, pare che il braccialetto sfrutterà reti satellitari Gps ma anche quelle telefoniche locali e sarà programmato con “ protocolli individuali di sicurezza”. Tradotto: ogni attivista saprà come disattivarlo correttamente secondo una procedura personalizzata e segreta. Tuttavia l’iniziativa non si ferma al bracciale, appena distribuito ai primi 55 attivisti: il progetto, e che punta a diffondersi massicciamente fra chiunque operi nel delicato settore, servirà anche a creare una sorta di network internazionale. Obiettivo: sfruttare Twitter e Facebook per ricevere aggiornamenti sui segnali di aiuto e trasformare i singoli utenti in snodi di difesa diffusi sul territorio a favore dei diritti umani, avvisando e ricevendo messaggi di allerta e supportando una rete di protezione globale. “Molti di noi, se ne avessero la possibilità, aiuterebbero chi si trova in pericolo. Questi difensori dei diritti civili rischiano le loro vite affinché gli altri possano votare, praticare la propria religione o avere libertà di parola – ha detto Robert Hårdh, direttore esecutivo di Civil Rights Defenders – diritti che gli occidentali danno per garantiti. Il Natalia Project rende più semplice per ciascuno contribuire alla sicurezza di questi attivisti nelle loro azioni quotidiane. Non solo venendo a conoscenza dei fatti ma facendo pressione sui governi, seguendo gli eventi sui social media e donando alla causa” per consentire a molti altre persone di sfruttare questo scudo planetario 2.0. 08 aprile 2013 di Simone Cosimi